• Intervista allo Chef stellato Cristina Bowerman

Chef Cristina Bowerman

Nel 2010 Cristina Bowerman fu inserita tra i 24 nuovi stellati proclamati dalla Guida Michelin: era l’unica donna. Il mondo dell'alta cucina è noto per non essere molto aperto in fatto di quote rosa, ma dopo una prestigiosa formazione negli Stati Uniti, tanti lavori di cucina iniziati proprio lì, dove la pasta viene di solito servita con le polpette e non sempre come piatto principale, oggi Cristina Bowerman è una delle artiste del cibo più innovative in Italia.

Dal 2006, è alla direzione del Glass Restaurant a Roma, ristorante pluripremiato a livello mondiale. Ma nel suo passato ci sono esperienze diverse. Innanzitutto la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Bari e perfezionata a San Francisco, dov'è giunta insieme alla sua passione culinaria che le ha imposto un cambio di rotta. Una volta trasferita ad Austin, Texas, ha preso in mano il suo destino proprio iscrivendosi a una delle più importanti università del cibo del mondo.

 

 

cime di raoa, olio all'aglio, alici

 

Qual è stato il suo percorso per diventare chef?

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Bari, mi sono trasferita negli Stati Uniti. Lì mi sono laureata in arti culinarie presso Le Cordon Bleu College of Culinary Arts ad Austin, Texas. Sono rimasta 16 anni negli Stati Uniti e poi sono tornata in Italia per aggiungere un tassello nella mia esperienza culinaria (iniziata negli Stati Uniti presso un diner di San Francisco, Higher Grounds, ndr) per poi tornare negli Stati Uniti e avere le credenziali giuste per le banche e gli investitori, per aprire un mio ristorante lì. Invece sono rimasta qui La svolta è stata l'incontro con Luigi Cremona: mi ha scoperta, è venuto a cena da me e poi è iniziato un percorso molto faticoso ma molto gratificante.

 

Quanto conta oggi la formazione?

Per me tantissimo, non penso che il lavoro di chef sia solo relativo alla manualità perché si acquisisce col tempo e si perde col tempo. Gli chef molto spesso non cucinano, ma comunicano con la cucina.

 

Cosa significa essere uno chef italiano e lavorare all'estero?

Confrontarsi con una cucina italiana che non è italiana. Lì si continua a perpetrare un modello di cucina italiana che non esiste, anche se è quella che ci si aspetta in un ristorante italiano, come il chicken parmesan.

 

Quali sono le regole della sua cucina?

Studio, concentrazione, innovazione, perché mi piace sempre fare cose nuove.

 

Quali sono le qualità principali necessarie per diventare chef?

Caparbietà, grande disciplina e grande passione.

 

Com'è cambiato il lavoro dello chef al tempo dei social?

Come tutte le professioni è cambiato moltissimo: bisogna saper comunicare. È diventato fondamentale essere sui social e non ci si può esimere dal comunicare col pubblico. Un piatto non è più solo un piatto. Con il cambiamento della professione, essendo diventato un lavoro trendy, ci sono migliaia di competitor. Il valore aggiunto lo fa il modo in cui crei il tuo piatto.

 

Come sono cambiati i clienti negli ultimi 10 anni?

Prima di tutto la base si è allargata, e questa è una delle conseguenze positive dei trasmissioni come MasterChef. È facile che la critica venga da chi in quelle trasmissioni non c'è mai stato, ma il merito di questo fenomeno è quello di aver portato l'interesse per la cucina molto più lontano di quanto non lo fosse prima.

 

Qual è il cibo di cui non può fare a meno?

Tutto ciò che è legato ad alcuni ricordi d'infanzia, come la pasta e piselli che preparava mia nonna.

 

Il suo consiglio per chi ha intenzione di seguire la sua strada.

Non farsi scoraggiare da quello che dice la gente: se si ha una passione, si deve andare avanti, nonostante le difficoltà. Oggi fare il lavoro che ci piace è il vero successo.

 

 



 

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