• Valentino Libro, la vocazione prima di tutto

Courtesy of Valentino Libro

A soli 28 anni Valentino Libro è diventato il pizzaiolo campione mondiale per la categoria "Pizza Specialità Tradizionale Garantita". Dietro questo grande successo ci sono tre parole: vocazione, passione, gavetta. In questa intervista il direttore della pizzeria di Quarto (Na)  Ke Vuò ci spiega cosa significa essere un pizzaiolo e come diventarlo.

 

Come sei diventato pizzaiolo?

Pizzaiolo lo si diventa se si ha una vocazione: ti deve piacere quello che fai. Ho cominciato in una pizzeria dove non venivo nemmeno pagato. Passati sei mesi ho deciso di provare ad aprire un locale tutto mio insieme alla mia famiglia. L'inesperienza da imprenditore mi ha portato a vendere l'attività dopo un anno e sono tornato a lavorare, questa volta però pagato! Ho fatto tanta gavetta e mano mano ho acquisito sempre più esperienza. Poi, mentre lavoravo nella pizzeria Neapolis, ho avuto i primi riconoscimenti: il mio nome era sul cartone da asporto, le pizze di Valentino erano conosciute.

Poi ho voluto fare il salto. Ho scelto di fare un'esperienza all'estero. Sono andato a Istanbul, dove sono rimasto un anno e mezzo. Dopo quest'esperienza, un imprenditore di Napoli ha deciso di affidarmi il suo locale, Ke Vuò, per creare un successo insieme. Dopo la vittoria nel Campionato Mondiale, il successo si è triplicato.

 

Quanto conta oggi la formazione?

La formazione è importante, ma non basta studiare e conoscere le farine. Serve l'educazione, la dedizione, la capacità di interagire con il cliente: tutte qualità personali che fanno la differenza tra un pizzaiolo e un pizzaiolo di successo.

 

Cosa significa oggi fare il pizzaiolo all'estero?

Fare un'esperienza all'estero è fondamentale nel nostro mestiere perché torni con una mentalità più aperta e puoi mettere in gioco nuove competenze. Un pizzaiolo italiano quando va all'estero viene accolto alla grande, perché famoso per antonomasia. Se poi sei di Napoli, ti rispettano ancora di più: a me, che non so preparare un piatto di pasta, mi chiavano chef.

 

Qual è il segreto di una pizza perfetta?

Innanzitutto la passione. Poi la farina, in primis: senza una buona farina non possiamo fare una buona pizza. Ad esempio è proprio grazie alla farina Caputo che ho fatto la pizza migliore del mondo. Poi ci sono i nostri prodotti, quelli del nostro territorio, che rendono la pizza napoletana unica. Le nostre farine, i nostri pomodori, i nostri olii, il forno a legna.

 

Quali sono le cose da mangiare di cui non puoi fare a meno?

Tutte cose lontane dalla dieta. Non riesco a stare senza la pizza, ovviamente. Pasta e piselli, che preferisco ad un piatto di cannelloni. La polpettina, che a Napoli è storia. La delizia al limone è il mio dolce preferito.

 

Il tuo consiglio a chi vuole seguire la tua strada.

Si deve sfruttare l'età giovane perché c'è la forza e la voglia per creare qualcosa di importante. Quando si comincia, bisogna mettere un attimo da parte il lato economico, su cui poi si potrà chiedere di più. E, ovviamente, metterci sempre tutta la passione che si ha in corpo.

 

Courtesy of Valentino Libro

 



 

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