• Michele Sorice, l'amore per il pane mi ha permesso di tornare in Italia

Michele Sorice ha sempre amato fare il pane. Per lui è come fare una magia. "Posso farlo anche 3-4 volte al giorno. Ogni volta che sforno le pagnotte, l'odore mi avvolge e mi dà gioia". Mentre si trovava a Istanbul, ha scoperto su internet la Scuola AssoAPI – Divisione Formazione e il corso per panettiere. "Faccio il pane in casa da tanti anni che, quando ho visto il corso, ho pensato: perché non provare a farne un mestiere?". Ed ecco che il signor Michele inizia a seguire le lezioni, interfacciandosi con i tutor assegnatogli nel suo percorso. Inizia a studiare come realizzare foto e video che provino la qualità delle sue esercitazioni. Dopo 19 anni in Turchia, passati a occuparsi di import export, eccolo tornare nel suo paese, trasferirsi ad Arezzo e iniziare lo stage presso la Panetteria Ciardi.

"Ho seguito i nove moduli del corso e mi sono dato da fare con le esercitazioni", racconta il signor Michele. "Lo staff di AssoAPI ti sta molto dietro, sono molto operativi: il tutor segue i tuoi progressi, ti fa notare dove sbagli e come migliorare. Inoltre la parte più interessante sta nello scoprire come dietro una passione ci siano tante cose da imparare. Per me questa è stata la parte più interessante". Per apprendere le tecniche di impasto e tutti i segreti dietro la lievitazione e la cottura, il signor Michele non ha fatto cambiamenti nella sua cucina a Istanbul: "Ho comprato un termometro professionale per misurare la temperatura dell'acqua, ma niente di più. Ho cotto il pane nel forno di sempre".

 

Conclusa la parte in e-learning, il signor Michele ha potuto scegliere dove svolgere il suo stage. AssoAPI ha fornito una lista di panifici in cui mettersi alla prova. Ma fare lo stage significava tornare in Italia, una scelta a cui era più che preparato: "Mia moglie è turca, ma le mie figlie volevano studiare in Italia, così ci siamo trasferiti ad Arezzo, dove ho iniziato a lavorare nella Panetteria Ciardi". Il primo ricordo di questi tre mesi? La lotta con il sonno.

 

"Fare il panettiere non è facile. Nella mia gioventù ho fatto tanti lavori, tra cui il marmista: un lavoro pesante, manuale. Eppure la prima sera dentro il panificio, mi sembrava di essere in una di quelle pellicole del primo cinema in cui tutto va velocissimo", racconta il signor Michele. "Il tuo più grande nemico è il sonno. A seconda dei turni, ti trovi a staccare alle due di notte o alle sette di mattina. Durante quelle ore è difficile non addormentarsi. La stanchezza diventa relativa", spiega l'allievo. "Poi, con una famiglia, devi essere sempre pronto a farti una doccia e ad uscire per fare le cose che le persone normali fanno durante il giorno. Ad un certo punto, la stanchezza non la senti nemmeno più".

 

Una seconda criticità dello stage per il signor Michele è il silenzio in cui lavora la squadra di un panificio. "Quando sei al lavoro, non hai molto tempo per chiacchierare. Durante i tre mesi di stage eravamo in 5, ma ognuno di noi aveva altro a cui pensare: c'era chi doveva controllare la temperatura, chi tenere il conto della produzione... Non è che ci fosse tanto tempo per perdersi in chiacchiere. E poi stare in piedi: quello sì che è faticoso. Ma meglio non sedersi: è peggio", conclude il panettiere.

 

In attesa di ricevere il il Diploma di specializzazione, l’Attestato di stage con Lettera di referenze da parte dell’azienda ospitante e l’Attestato HACCP, il signor Michele continua a fare il suo pane nero ("per me più nero è, meglio è) e spera che gli sia data una possibilità. "È un lavoro duro, è vero, ci vuole amore e devozione", sensazioni che a ogni infornata riempiono il cuore. 



 

Questo sito usa i cookies anche di terze parti per migliorare la tua navigazione e per il suo corretto funzionamento. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

      Maggiori dettagli